Per riuscire ad arginare gli effetti dell’esposizione alle già citate “paure, dubbi, certezze e insicurezze.  sogni e timori concernenti quello che sto realizzando” ho scelto di affidarmi al documento principe della professione di grafica pubblicitaria…

Il brief!

…pensavate il computer?

il brief, che nel mio caso non è tanto breve (siamo a 3 pagine esclusa la copertina) è il documento fondamentale da cui parte tutto. Contiene tutte le informazioni utili sul cliente ovvero il suo back ground e ciò che vuole fare, chi sono i suoi potenziali clienti, le parole chiave e l’atmosfera che vuole che i suoi potenziali clienti percepiscano, nell’insieme.

Ho già compilato 2 dei 5 capitoletti che lo compongono:

  • 1 – Il cliente: Chi è il cliente, cosa fa, qual’è il suo mercato e che tipo di comunicazione ha fatto finora. con una brevissima descrizione del mio background di istruzione ed esperienza professionale (che è simile alla pagina Mi presento!) con l’aggiunta delle idee grafiche in ambito identitario delle mie precedenti esperienze e ciò che ho in mente di fare ora.
  • 2 – Sintesi del Progetto: Descrizione sintetica di quello che vuole fare il cliente. Ovvero ho creato una sorta infografica che spiega come “funziona” il mio business e quindi un elenco di tutto ciò che rientrerà nella mia identità visiva: dai biglietti da visita al carretto della bici….
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Ora sto lavorando al target. Ovvero, più specificatamente, ai modelli di cliente che potrebbero desiderare, ammirare e/o aver bisogno di ciò che io faccio.

I protagonisti di un impresa sono solo due: l’offerta con il professionista/azienda che offre ciò che fa e la domanda, ovvero il cliente che ha più o meno bisogno di quello che l’azienda ha bisogno.

Il logo e soprattutto il concetto di “brand” è un’entità del marketing che pre-esiste al marketing stesso. Da che ne ha memoria il singolo essere umano cerca in tutti i modi di comunicare se stesso e di competere con altri appartenenti della specie: per la mera sopravvivenza di se e la propria prole, passando per le gesta epiche dell’antica grecia, all’Impero Romano, fino ai cavalieri medievali (che comunicavano visivamente il loro lignaggio con l’araldica), per citare i più importanti. Da sempre l’uomo si è voluto distinguere dagli altri.

Poi con l’avvento dell’industria e del capitalismo – e simbiotico ad esso il consumismo – la maggior parte dell’umanità occidentale ha spostato l’attenzione dalle sue gesta alla semplice ostentazione del proprio status per mezzo di oggetti. E quel che è peggio è che molto spesso quello che conta è ostentare…non essere. Chi sei infatti lo dicono gli oggetti che possiedi grazie al fatto che te li sei potuti pagare: tutti questi oggetti però non parlano di te ma parlano di ciò che hanno fatto altri e parla della bravura dei creativi e degli esperti comunicatori che ti hanno indotto a comprare quel prodotto.

Una cosa che mi ha allontanato dal mestiere di grafica pubblicitaria è il fatto che spesso si tratta di veicolare messaggi atti a spennare il cliente – a seconda delle inclinazioni: un pollo da spennare o un idiota da ingannare (e quindi spennare). In termini molto generali  le linee guida del marketing rivelano la sua mission: produrre ciò che si può vendere (anche a costo di manipolarle  e anche a costo della salute….fisica e psicologica dell’individuo).

Uno degli esempi più lampanti di questa spersonalizzazione delle persone è la sinottica degli stili di vita di Eurisko. A me personalmente offendono le parole usate sia per le definizioni dei profili ( le frizzanti? e se io fossi Ferrarelle, per esempio?) che per la descrizione dei profili.  Non dico che non siano veritieri visti nell’ottica di un markettaro… ma la netta impressione è il fatto di non essere più persone ma pedoni da muovere, facendo leva su qualsiasi emozione, limite, desiderio pur di vendere un dato oggetto.

A me piace e preferisco che chi comprerà i miei oggetti o mi commissionerà il ritratto del proprio cane torni a casa felice e consapevole di aver voluto e desiderato questo scambio e ne rimanga sempre felice e soddisfatto. Senza trucco e senza inganno. In cambio chiedo quello che ritengo giusto per vivere in rapporto all’unicità e la qualità di ciò che produco che comunque richiede tempo, esperienza, una progettualità.

Questo è il succo del discorso: tornare ad un’economia basata sull’uomo e su ciò che fa l’uomo con le sue proprie mani e il proprio cuore e non sul profitto. E’ l’unico modo per sentirsi persone ed essere visti dagli altri come persone.

Ho scelto di studiare il target attraverso le Personas di  Alan Cooper partendo dalle caratteristiche sociali e demografiche e le abitudini di vita nonchè i comportamenti d’acquisto…e questo per andare incontro alle persone che potrebbero essere interessate a ciò che io offro.

 

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