Sono giunta ad una nuova versione del logo. Il motivo per cui appena realizzato non l’ho postato è perchè pur essendo entusiasta dell’idea finale non ne ero innamorata. Sapevo che ci sarebbe stata un ulteriore evoluzione….e così è stato.

Inoltre volevo preparare una mini-presentazione che spiegasse il perchè di certe scelte, non escludendo che comunque è sempre stata mia abitudine redigere un manuale di identità visiva man mano che realizzo l’immagine coordinata che deriva dal marchio. Non è una perdita di tempo…ma significa risparmiare tempo quando vuoi mantenere un certo rigore e non ti ricordi più le misure…che hai stabilito anzitempo.

Nel frattempo ho avuto diversi confronti con amici e colleghi perchè lo scorso post non è arrivato a caso….mi sono state dette cose che mi hanno ferita e che però mi hanno dato una scossa.

Mi hanno riportato al passato per poi catapultarmi nel presente. Oggi.

E’ stato doloroso riconoscere le stesse parole ed allusioni che conosco già a memoria e non certo perchè le meritassi, è stato triste trovarsi davanti ad una persona che qualsiasi cosa gli dicessi l’usava per attaccarmi ancora di più senza capire che quello che stavo cercando di dirgli è che per quanto riconoscessi come condivisibili le ragioni che avrebbe voluto comunicare il modo che aveva di comunicarle era profondamente sbagliato.

Ad ogni modo ogni tuffo nel passato per me corrisponde a lanciare una rete che inevitabilmente porta con se altri ricordi e sono proprio questi ricordi a chiudermi; tuttavia questa volta sono riuscita a mantenere il controllo ed osservare queste emozioni e questi pensieri in maniera molto più distaccata e quindi a valutarne meglio le implicazioni trasformandoli in una ulteriore risorsa.

E quello che ho scoperto è stato che tutte le mie paure e i miei dubbi sul futuro vengono dal passato da situazioni che non mi appartengono più e che non sono più la mia realtà, il mio presente. Certo sono dubbi e paure plausibili ma lo sono solo se intendo andare avanti utilizzando gli stessi schemi mentali che li giustificano.

E questi schemi però sono obsoleti in ogni caso. Cambiare vita…consiste nel cambiare questi schemi mentali di riferimento. A volte a questo cambiamento ci siamo sospinti da fattori esterni, altre è proprio una necessità che sentiamo dentro…

Una delle cose che ossessiona chi da sempre si sente diverso, spesso perchè come tale viene bollato (e non certo con l’intento di elogiarlo), è il desiderio di sentirsi normali e di condurre una vita normale.

Non è una questione di autocommiserazione perchè la normalità non esiste. E’ una chimera nel verso senso del termine: un mostro sacro, divino e per questo, nella nostra società moderna: un dogma. Un dogma che aspira ad un mondo mostruoso dove le persone, in quanto normali, sono indistinguibili…come fatte con lo stampino. Perfortuna è impossibile che accada questo.

Fare di testa propria, voler trovare sempre la propria strada è stata per me la chiave per non finire definitivamente pazza ma anche l’origine di un profondo senso di solitudine soprattutto quando seguire le strade indicate dagli altri non si è rivelato efficace.

Uno degli effetti peggiori della Chimera Normalità infatti è che nonostante possiamo raccontarci che la diversità sia una ricchezza, quando va bene. Quando invece non otteniamo ciò per cui abbiamo lottato siamo portati a pensare di essere sbagliati. Anche l’ambiente che ci circonda e le persone che ci circondano e che nel bene e nel male hanno delle aspettative nei nostri confronti….sembrano dirci esattamente questo: abbiamo sbagliato quindi siamo sbagliati. Gli ordinari traguardi di cui sentiamo spesso parlare…e che solleticano il nostro desiderio di essere persone di successo ci dicono tutti i giorni che siamo dei falliti.

Sono giunta alla conclusione che se la normalità non esiste esiste comunque un modo di vivere normalmente per tutti. Cosa poi significhi vivere “normalmente” è affare del singolo. Per questo non è mia abitudine criticare il prossimo e prediligo l’antico adagio di: “vivi e lascia vivere” Anche perchè se voglio bene a qualcuno il mio interesse è di volere il suo bene ma non sono così egocentrica da pensare che ciò che fa stare bene a me possa fare stare bene lui.

Questa è per me una rivoluzione e se anche ho sforato le deadline dei 7 passi comunque è un fatto che in questo ultimo periodo nonostante tutti i dubbi che mi hanno ostacolata sono sempre andata avanti senza mai retrocedere. E questo è fondamentale. Sto andando avanti: più lentamente e a piccoli passi ma sto andando avanti. E sono anche certa che recupererò alla grande tutti i ritardi accumulati.

Quello che mi importa è che il cambiamento sia stabile e per questo è necessario che sia graduale.

Trovare la mia dimensione che mi garantisca finalmente delle condizioni di vita dignitose senza più pesare su mia madre è prioritario e m’importa anche che questo accada quanto prima… certo, tuttavia tirare troppo la corda si rischia che si rompa e sono già stata testimone di troppi episodi in cui questo è successo: finendo non solo con un bel niente ma anche con una grave retrocessione emotiva. In seguito queste retrocessioni si sono accumulate al punto tale che ho perso il desiderio di riprovarci, anzi direi piuttosto il terrore di fare qualsiasi cosa perchè tanto sapevo che era tutto inutile e se anche un poco fosse stato utile qualcosa si sarebbe abbattuto su di me per rendere comunque tutto vano. Il risultato sono stati gli ultimi tre anni di totale inedia..di blocco creativo. Autostima positiva a livello zero, senso di fallimento e impotenza e comportamenti autodistruttivi e autolesionisti come l’abuso di alcol… la dipendenza da internet, isolamento e anche trascuratezza verso me stessa e la casa….

C’è chi pensa che su questo blog non dovrei parlarne…dei miei problemi con l’alcol più annessi e connessi e del fatto che attualmente dipendo economicamente da mia madre.

Io credo che invece è necessario parlarne. Non parlarne significherebbe falsare i presupposti da cui ho cominciato il mio percorso: si sono partita da un livello infimo…dove era per me una priorità bere tutte le sere e ridurmi male. Se chi arriverà a questo blog si troverà in condizioni similari credo sia disonesto e poco efficace far finta che questi problemi non esistano: se chi leggerà questo blog perchè alla ricerca di una soluzione per uscire dal suo livello infimo è giusto che sappia che chi scrive non è partita da molto lontano dal suo.

Non importa davvero sapere se più o meno infimo del mio perchè esistono due costanti in qualsiasi situazione di disagio e nella volontà di uscirne. E sono proprio la situazione di disagio e la volontà di uscirne… Punto.

La forza? La si trova cammin facendo…e scegliendo il proprio percorso.
La determinazione? La si trova accogliendo quella parte di noi che sta male senza scacciarla. E’ dura accettare quei lati di noi che non ci piacciono e sembra controintuitivo doverli accettare piuttosto che come verrebbe naturale: rifiutarli e scacciarli. Invece funziona proprio così ed è l’unico modo per cambiarli…

Ma soprattutto non bisogna pensare di essere infelici finchè non si raggiungerà quel risultato… tra le altre cose infatti mi è stato rimproverato di sembrare felice nonostante la situazione oggettivamente orrenda in cui ancora sono.

Beh lo sono. La felicità prescinde dal fatto di essere in situazioni disastrose e di oggettivo disagio ma proviene dalla convinzione di essere sulla strada giusta, dalla forza che si sente in se… dalla consapevolezza di aver superato dei piccoli ma significativi traguardi, che magari per altri sembrano insignificanti.  E’ una questione di punti di vista…

Sono perfettamente d’accordo con un’aforisma che dice più o meno così: “il piacere e la soddisfazione non sta nell’arrivare alla meta ma nel percorso fatto per arrivarci”.

E io mi sto prendendo delle grandissime soddisfazioni.

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