Sono giorni abbastanza concitati, tra le mie attività e quello che succede nel mondo. Già da diverso tempo ho cominciato davvero a provare fastidio per tutta una serie di atteggiamenti negativi e pessimisti  ed anche, soprattutto quelli di autocommiserazione,questi proprio sono l’origine di tutto ed sono stati causa anche della fine di un’amicizia, qualche settimana fa. Complice anche l’alcol…certo…

Non vado certamente fiera di ciò che credo possa essere successo ma da un certo punto di vista penso semplicemente di aver espresso quello che pensavo, quello che penso da tempo e se il modo forse è stato un pò brutale c’è che mi sono stancata, sinceramente, di sentire gente che si piange addosso continuamente, che racconta ai 4 venti le sue sfighe e poi si offende se qualcuno prova pena e compassione.Naturale che chi si autocommisera scambi pena e compassione con la commiserazione e che spesso scivoli lui stesso nel giudicare gli altri con commiserazione.

Ad ogni modo penso che questo evento abbia avuto due risvolti positivi per me:

In primis beh, è finito un rapporto che comunque in qualche modo stava mostrando delle serie crepe, più che di comunicazione, problemi di comprensione ed empatia: capacità di mettersi nei panni degli altri. Mancava della necessaria compassione..

Ancora più fondamentale però è che questo evento mi abbia portato dapprima a risolvere la questione dell’alcol e poi a scoprirne l’origine: oramai sono tre settimane che sto bene e riesco ad avere un rapporto sano con l’alcol…roba che se me lo avessero detto un mese fa non ci avrei creduto. Dico sul serio!

Eppure è così… e sono felice. Tuttavia davanti a me c’è il gradino seguente.

Breszy arriva come sempre il giovedì ed ecco che dice:

Il premio Oca d’oro viene assegnato ogni anno agli “scienziati le cui ricerche all’inizio sembravano insulse, bizzarre o incomprensibili”, ma che alla fine hanno dato risultati importanti. I vincitori di quest’anno sono stati gli entomologi Raymond Bushland ed Edward Knipling. Più di sessant’anni fa cominciarono a studiare le abitudini sessuali della mosca assassina nel tentativo di impedire che continuasse a uccidere animali selvatici e da allevamento in America Latina. All’inizio le loro idee furono giudicate ridicole, ma nel corso del tempo sono stati apprezzati per le loro scoperte. Penso che nelle prossime settimane anche tu riceverai una conferma simile. Forse non sarà importante come quella di Bushland e Knipling, ma credo che per te sarà altrettanto significativa.
Bilancia 21/27 Luglio 2016

La cosa buffa è che io di personali Oche d’Oro ne ho già collezionate diverse, da quando ho cominciato a dare retta innanzi tutto a me stessa.

Non è stato facile andare contro tutti i dubbi e le paure che in questi mesi si sono susseguite, facendomi inciampare e rallentando il cammino. Erano dubbi su me stessa, erano paure più che umane, direi, dopo una vita di continui fallimenti…e ben pochi successi.

Certo, non è che io abbia sempre preso decisioni sbagliate… anzi posso anche dire che quelle che poi si sono rilevate sbagliate…sono comunque state prese con coscienza e buona fede e soprattutto per mezzo delle mie, allora, limitate risorse. Posso però dire che purtroppo quando ho fatto scelte che poi si sono rivelate fallimentari è stato quando mi sono fidata del consiglio di persone sbagliate, sbagliate per svariati motivi.
Dagli sbagli non si può che imparare, giusto?

Quando invece ho ascoltato me stessa – e non mi sono mai ascoltata tanto come negli ultimi 16 mesi – e faccio ciò che sento giusto per me (e val bene specificarlo: non sono mai decisioni che impattano direttamente sulla vita altrui), seguo il mio istinto ecco che di aver avuto ragione.
Cominciando ad aver ragione di me mi sono ricordata anche di quante volte in passato ho preso decisioni guidata dall’ascolto profondo di me e anche del mio istinto.

Credo che la conoscenza di se stessi non sia un problema quanto il diventarne consapevoli. È qui che sta l’inghippo.

Il problema è che tutti noi abbiamo passato i primi 15 anni della nostra vita a fare le cose che ci dicevano di fare gli adulti. Un’evoluzione psicologica ideale vorrebbe che tra i 10 e i 18/21 anni imparassimo gradualmente ad assumerci la responsabilità della nostra vita. Molto spesso però chi dovrebbe prima dare istruzioni e poi insegnare a darsele da se, alla propria prole, non ha la minima idea di come fare perchè nessuno gliel’ha insegnato, già nemmeno i nonni. O meglio, questi ultimi sapevano benissimo come vivere nel loro mondo, ai loro tempi, ma adesso la situazione è profondamente cambiata e logicamente essendo cambiate le regole non credo che bisogna fargliene una colpa.

Così cosa succede? succede che individui profondamente irrisolti e alla peggio del tutto ignari di se (ma questi ultimi fanno meno danni dei primi) mettono al mondo creature a cui non possono insegnare i fondamenti per vivere bene perchè loro stessi non lo sanno.

La mia generazione ha dovuto necessariamente imparare cammin facendo come procurarsi il proprio nido, come mantenerselo e, cosa ancora più importante e innovativa rispetto al passato: come arredarselo. Un lusso non da poco, che però ha complicato le cose.

È un fatto comune: ognuno arreda casa come preferisce, per forza di cose. Il come, lo stile e gli abbinamenti nascono spesso da desideri che partono da motivazioni inconsce…e non da un ragionamento strutturato come è proprio dell’interior designer e dell’architetto.

Io credo che ognuno di noi sia architetto e costruttore di se stesso. Ed è veramente un progetto e un processo autopoietico* e ciò è affascinante: perchè sono mille le variabili implicate ed  qualcosa di molto complesso e che però si spera, alla fine e quanto prima, possa svilupparsi fluidamente e in armonia.

Per far sì che succeda questo bisogna ascoltarsi. Eliminare il mondo esterno per qualche tempo e imparare prima a sentirci e poi ad ascoltarsi con partecipazione e simpatia, come si vorrebbe essere ascoltati dal prossimo.

È più facile a dirsi che a farsi, spesso perchè si sa bene che potremmo anche sentire cose che non ci piacciono. Tuttavia spiegatemi se ha senso vivere in un modo che non ci piace, in nome di cosa lo facciamo?

La mia generazione quindi si è scontrata con la scelta di affidarsi agli altri oppure fare da se.

I più bravi sono quelli che hanno imparato a loro spese a capire quando e a chi affidarsi e quando fare da se.

Per sapere quando, come e a chi affidarsi e quando fare da se devono avere un’ottima conoscenza di se stessi ed anche una buona autostima per accettare il fattore di rischio del fare da se.
Bisogna essere pronti a sopportare le resistenze… ci stanno. L’obiettivo però è perseguire le proprie decisioni…non di convincere gli altri della bontà delle proprie scelte. Se vi siete ascoltati e da questo ascolto è arrivata la decisione potete stare certi che i fatti vi daranno ragione.

Il mio coabitante si sta giusto ricredendo in sti giorni circa quello che gli dicevo tre settimane orsono sul mio nuovo rapporto con l’alcol. Ed ecco che ho vinto un’altra Oca d’Oro e un’altra arriverà senz’altro a breve per l’instaurazione di una routine efficace ed ottimale per me.

Sapete cosa? sto pensando di farmele…in carta pesta. Un Oca d’Oro per ogni volta che ho dato retta a me stessa ed ho avuto ragione.


*autopoietico: Il termine autopoiesi è stato coniato nel 1980 da Humberto Maturana a partire dalla parola greca auto, ovvero se stesso, e poiesis, ovverosia creazione. In pratica un sistema autopoietico è un sistema che ridefinisce continuamente se stesso e si sostiene e riproduce dal proprio interno. Un sistema autopoietico può quindi essere rappresentato come una rete di processi di creazione, trasformazione e distruzione di componenti che, interagendo fra loro, sostengono e rigenerano in continuazione lo stesso sistema. Inoltre il sistema si autodefinisce, di fatto, ovvero il dominio di esistenza di un sistema autopoietico coincide con il dominio topologico delle sue componenti. (fonte: Wikipedia).

 

 

 

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