È davvero difficile l’acquisizione della nuova abitudine di avere una routine. Molte volte intervengono fattori esterni che mi rendono impossibile seguire la scaletta nell’ordine preventivato, altre volte altri imprevisti, in parte dovuti a disattenzione e stanchezza; infine continua la mia lotta contro il mio ritmo circadiano notturno a favore di una routine più regolare e diurna.

In ogni caso l’imperativo è andare avanti…non fermarsi: se sono impossibilitata a fare qualcosa scelgo qualcos’altro che posso fare in quel momento. Se sono stanca mi riposo facendo qualcosa di distensivo ma che comunque alimenta la mia creatività.

Sto lavorando al sito e facendo anche molte altre cose ed è questo il difficile per me: riuscire ad organizzarmi e fare tante piccole cose diverse nell’arco di una giornata.

Forse questa può sembrare una pretesa azzardata in questo momento visto che questi cambiamenti mi stancano un casino e che la riuscita del programma è comunque deviata da imprevisti e altre forze maggiori che mi regalano non poche  frustrazioni. Tuttavia sento che è la cosa migliore da fare: abituarsi al cambiamento e allenarmi all’inaspettato diventando così resiliente da affrontare ognuno di questi contrattempi con stoica freddezza: andare avanti per un’altra strada. Scegliere una via alternativa e proseguire, aggirando l’ostacolo.

Sono sempre stata una programmatrice patologica (e non nel senso informatico): mi piace fare programmi, pianificare; ho sempre provato un’enorme soddisfazione nel programmare la mia vita, le mie giornate, poi però al primo intoppo tutto cadeva a catafascio. Altro che resilienza… tutto era perduto perchè non erano ammessi errori e imprevisti nella tabella di marcia.

Quello che ho capito in questi anni è che è più semplice accettare che errori e imprevisti ci siano, spesso e volentieri, e non per questo rinunciare ma cambiare strada, per questo ci tengo a continuare la mia routine: so che mi permetterà di superare l’impasse dell’imprevisto e saper andare avanti comunque.

Giovedì scorso, breszny ha detto ciò:

Spero che in questo momento tu non sia sconsolata, spaventata, perplessa o ossessionata, a meno che essere in questo stato non ti spinga a dare il via ai cambiamenti che avresti dovuto operare da tempo. Se è così, spero che tu sia sconsolata, spaventata, perplessa e ossessionata. Questi sentimenti potrebbero essere il carburante perfetto che alimenterà la tua rinascita. Non do spesso questo consiglio, Bilancia, perciò sfruttalo bene. È uno di quei rari momenti in cui le tue cosiddette emozioni negative possono catalizzare la redenzione.
Bilancia 25/31 Agosto 2016

Perfortuna le mie emozioni quotidiane, pur comprendendo anche quelle negative, a volte, sono di tutti i tipi e soprattutto sono positive ma ci sono passata in quello che dice breszny, solo alcune settimane fa… e si, ho imparato ad usare le emozioni negative a mio vantaggio. Insomma  il senso di impotenza (sconsolata), la paura (spaventata), la rabbia e la confusione mentale (perplessa o ossessionata)…sono state il carburante che ha alimentato la mia rinascita….

Ho cominciato col chiedermi: cosa posso fare io – comunque e nonostante queste condizioni – per cominciare a cambiare? E l’ho fatto per tutto ciò che secondo me non va nella mia vita.

Ho ricominciato il percorso dall’inizio...prima di tutto. Perchè molte delle condizioni e dei presupposti su cui si reggeva il  primo percorso si erano rivelate delle illusioni… questa decisione poi è stata avvallata anche dalla successiva condivisione su fb di questo interessante articolo su Nuovo e Utile.

Ho scelto di aggirare gli ostacoli ma anche di lasciare libero sfogo a quello che mi viene in mente….soprattutto sto compilando ogni giorno il diario motivazionale e ad oggi sono entrata nella terza settimana e devo dire che i risultati ci sono stati, al punto tale che domani conto di concludere tutte le attività previste dal primo passo.

La scelta poi di non compilare tutto il percorso è stata proficua, infatti in questi giorni comunque l’ho dovuto modificare perchè alcune cose sono state più difficoltose del previsto.

In alcune sere o pomeriggi in cui dovevo magari riposare corpo e mente ho lasciato che la creatività fluisse libera, tipo quella in cui ho realizzato l’illustrazione dello scorso post…sul blocco creativo. Oppure il pomeriggio in cui ho buttato giù una sorta di programma “sociale”.

Io sono convinta di una cosa che scalza totalmente qualsiasi motivo che giustifichi una deriva patologica, chiusa, paranoica, esclusivista e avara della gelosia. e vale sia per i rapporti umani che per le idee e la creatività, delle invenzioni.

Sono convinta che siamo persone uniche. Tutti. Va da se che quindi abbiamo un modo tutto nostro e unico di porci verso noi stessi e il prossimo. Va da se che questo nostro modo di fare incontri altre persone affini o meno…anche le differenze elettive contano e fanno funzionare il rapporto…che poi porta a dire: ci completiamo a vicenda. In ogni caso che occorra lavorarci o no, che duri pochi giorni o pochi attimi, oppure mesi anni e decenni quel rapporto è unico, irreplicabile. Quindi perchè essere gelosi di qualcuno se non nel senso di prendersi cura del rapporto (non della persona) con quella persona.

Perchè essere quindi patologicamente gelosi, in senso possessivo. di una sapienza, di un’esperienza, di un’idea o di una soluzione?

Mi è sempre piaciuto, e soprattutto ci credo fermamente,  uno dei più famosi aforismi di Ezra Pound:

Se un uomo non è disponibile a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o è lui che non vale nulla.

Detto questo… mi piacerebbe che la mia attività possa essere d’esempio per quanti, come me, si trovano nella situazione di possedere un talento ma non vedono altra possibilità che crearsi da soli l’opportunità di metterla in pratica, che cominciano quindi il lungo pellegrinaggio per reperire informazioni e si trovano davanti al muro di gomma delle istituzioni che, spesso e volentieri, sempre che lo facciano, rispondono con scazzo e in maniera incompleta.

Mi piacerebbe insomma, in futuro, usare la mia esperienza per metterla a disposizione di altre persone, in maniera organizzata ed efficace. Mi piacerebbe creare con altri una cooperativa in grado di poter dare spazi, informazioni e una reale assistenza a chi come me partendo da ciò che sa fare e quello che gli piace fare, vuole vivere dignitosamente e onestamente. Mi piacerebbe che a sua volta dall’esempio di questa cooperativa nasca una rete a livello nazionale.

Bene, ho scritto il programma: gli scopi, i problemi e le soluzioni che questa ipotetica cooperativa dovrebbe fare propri e assolvere.

Bonci, per me è venuto il tempo di mettermi al lavoro che manca poco, davvero poco, alla conclusione di questo primo passo.

 

 

 

 

 

 

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