Se c’è una cosa evidente sempre a più persone è che la democrazia si è trasformata in qualcosa d’altro, per cui il parere del popolo è del tutto ignorato.

Non pubblicherò la vignetta di Charlie Hebdò che sta scatenando non poche polemiche con i cugini d’oltralpe, ma intravedo un’occasione in questa vignetta per analizzare la situazione da un’altro punto di vista e arrivare ad un discorso che riguarda anche me e che infondo riguarda un pò tutti.

Anche breszny ci ha messo del suo….ed anche la campagna per il fertilityday (altra cosa che ha indignato moltissime persone) e anche una cosa che mi sta capitando.

Partiamo da breszny che per le bilance dice:

Gli Illuminati non vorrebbero che ti rivelassi la profezia che ho preparato per te. E neanche i Signori del nuovo ordine mondiale, la Chiesa del subgenio, il Falso dio che si traveste da Vero dio, e quella vocina petulante che hai nella testa. Allora perché te la rivelo lo stesso? Perché ti voglio bene. Sono più fedele a te che a quelle potenze oscure. Perciò sono lieto di informarti che le prossime settimane saranno un buon momento per essere evasiva, non dare importanza, ribellarti alle influenze che vorrebbero controllarti e non sono allineate con gli scopi della tua anima.
Bilancia 1/7 Settembre 2016

Credo di aver sempre agito come dice, ribellarmi alle influenze che vorrebbero controllarmi e non sono allineate con gli scopi della mia anima, anche se non sempre in maniera efficace. Credo anche, a prescindere dai risultati, che la mia sistematica ribellione al controllo e in particolare a ciò che non è allineato agli scopi della mia anima, sia stata la cosa che mi ha salvata, sempre, pur non impedendomi di conoscere comunque l’esperienza del controllo e di vivere in condizioni anche molto diverse da quelle che avrei voluto. Credo anche che tutti dovrebbero farlo, sempre, prima di tutto per rispetto verso se stessi.

Anche adesso sto vivendo in un modo che non mi piace ma, per la prima volta nella mia vita (so che) tutto ciò che sto vivendo dipende da me, dalle mie azioni, dai miei errori e dalle mie mancanze, e per questo è del tutto rimediabile e questo potere è esclusivamente mio.

Detto questo torniamo a bomba all’incipit iniziale perchè ha molto a che fare con il controllo e i controllori ed anche con una vita che, guardandomi in giro, non mi pare più coerente non solo con gli scopi delle noste anime ma con l’essere umano. La dimensione umana, tout court.

Vedo troppa sofferenza e troppa frustrazione e tra chi la nasconde bene: un disagio esistenziale somatizzato attraverso molte pillole. Vedo anche molta rassegnazione come se le cose dovessero andare così per un ordine superiore, chissà di chi, che decide per noi. La magica illusione della democrazia (potere del popolo) è andata in frantumi anche prima di nascere, anche se continuano ad assicurarci del contrario.

Oggi il nome «democrazia» è rimasto alle usurocrazie, o alle daneistocrazie, se preferite una parola accademicamente corretta, ma forse meno comprensibile, che significa: dominio dei prestatori di denaro. ( Cit. Ezra Pound “Valuta, lavoro e decadenze”)

E questo fu scritto negli anni ’30 dello scorso secolo, mica ieri.

Negli ultimi giorni mi è capitato di assistere a due eventi ma soprattutto mi ha colpito come “l’indignazione della rete” si è spostata nell’arco di pochi attimi dalla squallida ed offensiva campagna del fertility day alla vignetta sui “Terremoti all’italiana” della rivista satirica Charlie Hebdò. Ma quanto siamo manipolabili?

La campagna sul giorno della fertilità denota ancora una volta quanto questa classe politica che ci governa sia lontana dalla realtà. Quanto questi politici sembrino vivere in un mondo tutto loro. Se non ci fosse implicata la vita di tutti verrebbe da ridere osservando che, per come è stata gestita, questa questione del fertility day ha avuto un successo clamoroso nel mettere d’accordo donne e uomini di ogni età, genitori e non, qualsiasi censo e qualsiasi schieramento politico, nell’esprimere un unanime sdegno e disprezzo. Io stessa mi ci sono sentita coivolta a diversi livelli: come Donna, come Italiana, come Grafica ed “Esperta” di Comunicazione (il virgolettato sta a intendere che ho ancora molto da imparare ma so di essere “esperta” rispetto ai non addetti ai lavori), per le mie idee e i miei ideali di oggi ed anche per le idee e gli ideali che avevo quando ero adolescente. Insomma è stata un’indignazione che mi ha investito sotto molti aspetti della mia personalità e identità. E pare che anche per altri sia stato lo stesso. (qui un’analisi specifica anche a livello di comunicazione di Nuovo e Utile)

Diverso è stato per la vignetta di Charlie Hebdò. La trovo squallida e di cattivo gusto pure io ma…quello che mi indigna di più è il fatto che purtroppo denuncia una realtà sotto gli occhi di tutti: solo qualche giorno prima in un noto talk show della rete nazionale il presentatore e alcune personalità di spicco (non so dirvi se politici o impresari edili) si strofinavano le mani pensando al terremoto come un’occasione di “ricrescita economica“, già per i soliti noti. Quindi secondo me c’è poco da offendersi con la rivista francese, visto che tralaltro non è nuova a vignette del genere e mi pare un tantino ipocrita lamentarsi solo quando tocca a noi subirne gli strali e le celie.

Indignarsi, arrabbiarsi stanca e consuma energie. Indignarsi e arrabbiarsi senza che ci sia una via d’uscita può sembrare catartico ma si trasforma ben presto in un ulteriore mattoncino di frustrazione sulle frustrazioni che già possediamo vivendo in questo sistema che tutto è meno che essere a misura d’uomo.

Forse perchè la mia mancanza di energie – tutte quelle che vorrei, per fare ciò che vorrei –  mi fa soffrire, ho ben presto imparato ad usare quelle disponibili in maniera più efficace possibile, ovvero usarle veramente dove serve, dove il mio intervento può davvero cambiare le cose e questo significa: individuare il vero problema e capire come io posso risolverlo.

Ieri nella mia risposta al commento di Mari sul mio scorso post, sono riuscita a catalizzare un po’ una serie di evidenze e considerazioni che mi sono fatta in queste ultime settimane. Anche lei lamenta difficoltà nel gestire una routine che spesso sembra sfuggire di mano.

Una cosa che invece a me è risultata veramente evidente soprattutto nell’ultimo periodo è l’assurdità di questa situazione.

Una situazione che parte dal nostro piccolo ed arriva a quanto denunciato dalla vignetta di C.H. ma anche a tutti i problemi interconnessi con la vicenda del fertility day: dall’evidente totale distacco della classe politica dalla realtà reale che vive la maggioranza degli italiani fino alle difficoltà che impediscono a chi vuole di formare una famiglia.

E qui torniamo a noi: se non siamo in grado di darci una nostra auto-disciplina (ma siamo bravissimi a darla agli altri o rimproverare gli altri di non averla) dove vogliamo andare? Questo non è un biasimo…  Il nostro problema è reagire, il problema è renderci conto che a questo sistema o ci si oppone oppure continueremo a subirlo e soprattutto sprecare energie preziose nell’indignarci sterilmente.

Come bisognerebbe reagire, come ci si oppone, secondo me?

  • Assumendoci tutte le responsabilità che vivere la nostra vita comporta, in particolar modo quelle riguardanti come vogliamo viverla. Cominciando a costruire la vita che vorremmo e ribellandoci alla vita che spesso noi stessi ci autoimponiamo, sedotti dalle comodità del progresso. Non è una cosa immediata ne semplice, siamo d’accordo, ma se vogliamo davvero cambiare qualcosa di questo mondo dobbiamo cominciare a vivere come vogliamo ed assumerci le responsabilità derivanti dalla libertà che vogliamo avere.

L’ho già scritto un mese fa e lo ribadisco:

Ci sono due scelte fondamentali da fare nella vita: accettare le condizioni preesistenti o accettare la responsabilità di cambiarle.

Denis Waitley.

  • Tornare a sentirci parte di una comunità, tutti i giorni e non solo quando ci sono cataclismi e tragedie o quando gioca la nazionale. Guardare gli altri come persone e non come portatori di ideologie uguali e/o diverse dalle nostre. Smascherare le provocazioni atte a scatenare insensate guerre tra poveri basate su chi ha di più per tornare a convivere come e per le persone che siamo, innanzi tutto. Abbiamo ognuno la nostra identità, condividere ciò che facciamo e ciò che siamo, saper accogliere il prossimo in ciò che è e fa seppur diverso da noi, non ha mai impoverito nessuno, di solito arricchisce. Il razzismo non è un ideologia ma espressione di vera e/o presunta debolezza verso un prossimo che percepiamo differente. E può essere chiunque: dal portinaio, al tipo del piano di sotto, quelli dell’altra squadra, i commercialisti, i dipendenti pubblici tutti assenteisti e gli imprenditori tutti evasori.
  • Creare reti civiche, reti di condominio, reti di via o quartiere per sostenere gli esercenti della zona, per crearne altri, per organizzare feste e mercatini dell’usato. Insomma investire sui rapporti di buon vicinato creando comunità  condivisione e scambio.

In pratica, citando un’altro personaggio “scomodo”, Dominique Venner:

Esistere, significa combattere ciò che mi nega. Essere ribelli non è collezionare libri empi, sognare fantasmagorici complotti o la resistenza partigiana nelle Cevenne. Significa essere norma per se stessi. E attenervisi, a qualunque costo. Badare a non guarire mai dalla propria giovinezza. Preferire inimicarsi il mondo intero, piuttosto che strisciare. Praticare anche, come un corsaro e senza vergogna, il diritto di preda. Saccheggiare nell’epoca tutto ciò che è possibile convertire alla propria norma, senza fermarsi alle apparenze. Nella sconfitta, non porsi mai il problema dell’inutilità di un combattimento perduto.
Estratto da un’intervista a Dominique Venner tratta dal numero 139 della rivista francese “Elements” dedicata al declino dell’Occidente.

 

 

 

 

 

 

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