Mi sto appropinquando a realizzare la seconda “illustraforisma” di Proust… mi sto sparando un casino di video di Monty e beh non è raro che ascoltandolo mi dia parecchie pacche sulle spalle da sola.

😀

Venerdì sera ho cenato con la Mau e le ho detto la mia idea di creare questa serie di Illustraforisma e regalarla al locale che frequento di più. Lei è rimasta interdetta circa il fatto di regalarla…

Anche mia madre non sarebbe d’accordo perchè dice che invece di fare tutti sti regali io dovrei invece lavorare per farmi pagare.  Dal suo punto di vista non ha torto…

…ma dal mio punto di vista invece questi regali sono “investimenti” per crearmi il mio giro.

Va detto: da sempre, sin da quando ho cominciato a muovere i primi passi nel mondo del lavoro e soprattutto sul forum di Lavori Creativi, mi sconcertano i freelancer che si ostinano a fare i freelancer con la mentalità da dipendenti e si lamentano di non avere risultati.

Trovo anche che il fenomeno tutto italiano delle finte partiteiva sia un’esempio più che lampante di quello che ho appena dichiarato. Anche il mio coabitante è della stessa mentalità e questa mentalità ibrida del “consulente esterno” (che ha la partita iva e a fine mese rilascia fattura ma di fatto lavora come un dipendente all’interno dell’azienda che ha chiesto la sua consulenza) è un vero e proprio cancro considerando che a differenza di come si muovono all’estero, lo stipendio/fattura medio di questa figura non è dissimile da quello del dipendente. Con la sola differenza che per il dipendente l’azienda paga alla fonte i contributi e altre tasse…mentre a parità di stipendio il freelance si trova a smazzarsi la cosa autonomamente con ciò che ha fatturato. Il che significa che l’utile netto della sua fattura, a fronte dello stipendio, sarà del 40%. Siamo proprio furbi eh?

Certo poi ci sono quelli che giustamente in fattura mettono lo stipendio lordo conteggiando quindi anche quel 60% di tasse e contributi sopra l’utile netto (e se veramente è scafato ci aggiunge anche le spese per quel lavoro ovvero spostamenti e pause pranzo), ma di gran lunga, purtroppo quelli che pur di portare qualcosa a casa si fanno infinocchiare sono la maggioranza.

La mia lotta per cambiare e forgiare in me stessa la giusta mentalità è stata puntellata di errori, cadute rovinose, e molti periodi di sconforto. Insomma non è che basta cambiare mentalità bisogna anche forgiarla, questa mentalità e, attenzione, va forgiata su noi stessi no su teorie strampalate e scorciatoie. Ci vuole il suo tempo ed è indefinitezza di questo tempo che spaventa.

Spaventa perchè purtroppo il più delle persone vede questo lasso di tempo indefinito come uno spazio vuoto. Non so perchè: anche io se mi immagino 15 anni fa (si sono partita molti anni fa ma ho avuto anche altre gatte da pelare, nel mentre) mentre legge questo post…credo che anche io immaginerei questo lasso di tempo indefinitivamente lungo come uno spazio vuoto. E so che adesso mi sbaglierei, come tutti gli altri.

Perchè questo lasso di tempo indefinitivamente lungo è tutt’altro che vuoto ma è strapieno: è vita, mani in pasta, sperimentazione, errori, vittorie e successi (questo se si vuole cavarne qualcosa di buono). Si ci sono anche questi e crescono esponenzialmente man mano che andate avanti e credetemi che non è neppure semplice saper gustare nella maniera corretta i successi e le vittorie: facilissimo sedersi sugli allori.

Innanzi tutto, il dogma che bisogna stamparsi in testa a fuoco è il seguente:

Se hai aperto una partita IVA tuo malgrado SEI un’imprenditore!

e non c’è proprio scusa che tenga, a corollario di questo dogma:

Se SEI un’imprenditore devi ragionare come tale, qualsiasi altra mentalità ha già decretato l’ABORTO delle tue speranze di successo!

Lo so aborto è una parola forte ma purtroppo rende perfettamente l’idea di quello che voglio dire e cioè: se pensi di cominciare l’avventura della PIVA senza la mentalità dell’imprenditore il tuo progetto è morto prima di nascere.

Per forgiare la mentalità da imprenditore la prima cosa da fare è:

1.Cancella l’idea di fallimento che ti ha instillato l’ambiente e supera la paura di sbagliare.

La ggente ha il terrore del fallimento ed è costantemente bombardata da fulminanti esempi e modelli di successo e perfezione che vengono raccontati più o meno così:

“Tizio (fondatore di amazon, facebook,whazzap e sarcazz!) era molto frustrato dal lavoro che faceva ed un bel giorno ha deciso di mollarlo per fondare la sua start-up che poi ha venduto per xx milioni di dollari”

Tutto lineare no? sto cazzo, è come riassumere i promessi sposi con la seguente asserzione:

” Renzo e lucia si amavano ma il signorotto locale non era d’accordo, in qualche modo hanno ragione del loro amore e si sposano”

Parafrasando in chiave fantasy: il fallimento appare alla ggente come l’occhio di Sauron, tuttavia come Frodo e la Compagnia dell’Anello deve superare questa paura per riuscire a tornare alla Contea vittorioso. E questo gli costerà un lungo viaggio nella Terra di Mezzo. Ma soprattutto per compiere la missione dovrà andare proprio nella pancia di Sauron (il Monte Fato) e da li, al suo interno, gettare l’Anello nel magma bollente, per poterlo sconfiggere!

Dell’affrontare le paure ne parleremo poi,
ma il significato della metafora mi sembra lampante, e a voi?

In altre parole, il riassuntino sul founder di sarcazz che startapp! (l’errore è voluto) non vi dice proprio nulla dei fondamentali:

  • Lunghi anni di tentennamenti prima di mollare il precedente lavoro fino a decidere: o adesso o mai più! (il salto nel vuoto)
  • Le nottate insonni a sviluppare e sperimentare la propria idea e i fallimenti (il mare dello sconforto).
  • La ricerca di finanziatori e le tantissime porte chiuse sul grugno(ahia! ed entriamo nell’oceano della disperazione: oddio chi me l’ha fatto fare!).
  • Gli anni iniziali in perdita lavorando come dei muli (la risalita dalle Paludi della Tristezza(1): in ogni caso l’avrò vinta io!)

Il resto è storia nota.

Ecco gran parte della gente crede a queste fregnacce qui e poi si trova in un mare di merda.

Questa non è un’accusa alla società brutta sporca e cattiva, perchè il punto è che la gente è pienamente responsabile di come se la racconta! Ovvero: legge e si convince di ciò che è già convinto e va alla ricerca di ciò che conferma per vero il suo pensiero: un po’ quello che mi succede guardando Monty, con la sola differenza che lui dai video, come me dal vero, non te le manda a dire. Non ha nessun interesse a raccontarti fregnacce, ti dice quello che pensa e sta a te poi etichettarlo come meglio credi. Personalmente ho cognizione di causa diretta di molte cose che dice.

2.Smettila di raccontartela. Poche idee ma buone e apertura verso l’altro.

La chiusura, vivere la vita in una maniera egocentrica e autoreferenziale è la conditio sine qua non del fallimento o se vogliamo della mentalità AntImprenditrice.

Al contrario la mentalità di un imprenditore è avere pochi e definiti focus e aprirsi all’altro per ricevere feedback e attraverso questi essere il vero capitano timoniere della propria attività.

E qua veniamo al core-business della metalità dell’imprenditore. Ovvero il focus che deve mettersi in testa qualsiasi aspirante titolare di partita iva VUOLE affrontare l’avventura con la giusta mentalità ed evitare di chiudere baracca e burattini e piangere sulle cartelle di equitalia che cominciano ad arrivare come la pioggia dei monsoni praticamente dal giorno seguente alla chiusura.

L’imprenditore deve avere poche idee ma buone, ovvero che deve averle stampate in testa per poter avere la mente sgombra per raccogliere feedback ma queste poche ma buone idee da dove vengono?

  • CHI SEI: Sai cosa ti rende veramente felice mentre lo stai facendo (e quindi ti viene bene)?
  • COSA VUOI e PERCHÈ LO VUOI: Sei consapevole del grado di benessere che vuoi raggiungere? Ovvero, cosa farai coi soldi che guadagnerai?
  • IL TUO PROSSIMO PASSO:Partendo dal tuo obiettivo sai cosa devi fare, procedendo a ritroso, per raggiungerlo a partire da adesso? Ovvero: cosa vuoi fare oggi per raggiungere il tuo obiettivo?
  • A CHI TI RIVOLGI Riesci a immaginare il tuo/ i tuoi cliente/i ideale/i? Sai come pensano? Che abitudini hanno? Come puoi raggiungerli?
  • CONTRO CHI COMBATTI. Il settore dove vuoi inserirti è un’oceano rosso o blu? Quanti concorrenti hai, qual’è la loro anzianità? Esiste la possibilità di trovare una nicchia di mare blu dove diventare Leader? Ovvero: In base ai tuoi concorrenti e le loro caratteristiche cosa puoi fare per migliorare l’esperienza del cliente e quindi crearti la tua nicchia magari trovando un minimo comune multiplo di servizi utili ai clienti che i tuoi concorrenti non offrono (da qualche tempo le copisterie sono aperte anche il sabato, ma solo 5 anni fa era impossibile trovarne una aperta).
  • COSA DAI:Perchè il tuo cliente ideale dovrebbe rivolgersi a te? Quali bisogni espliciti e inespressi puoi soddisfare? Come intendi raggiungerlo (e qui sta il discorso dei miei regali?)

Sapete quante volte ho fatto queste considerazioni ad amici conoscenti che volevano o avevano appena aperto la partita iva e mi hanno riso in faccia? E non era per burlarsi di me: quel riso assomigliava più ad una difesa strenua contro di me che gli strappavo la benda dagli occhi.

La terza caratteristica della mentalità imprenditoriale è la seguente:

3. Impara ad investire nella tua attività e trova il modo perchè qualsiasi investimento tu faccia abbia il massimo del ritorno.

Facendo una CaseHistory sulla faccenda dei miei regali/investimenti ecco qual’è il mio ragionamento:

  • I destinatari dei miei regali sono quasi sempre amici e conoscenti a cui piace quello che faccio: sono felici dei miei regali e quindi li usano e li indossano.
  • Io sono felice perchè so che le persone felici  parlano con entusiasmo di ciò di cui sono felici, mettendo quindi in bella mostra i miei regali.

Non posso certo definire i titolari del locale a cui voglio regalare la mia prima collezione di IllustrAforismi degli amici (do molta importanza a questa parola). Tuttavia è un locale che frequento e che è frequentato da gente interessante e piacevole e dove mi piacerebbe un giorno creare un’evento (e se va bene anche più di uno!) con Mau. Io e Mau negli ultimi tempi abbiamo sviluppato alcune ideuzze interessanti…proprio in ambito di allestimento di eventi nei locali… e anche una serie di prodotti molto innovativi e basati sul riciclo da vendere proprio in occasione di questi eventi… Detti progetti però implicano il parziale sconvolgimento di una sala ed è una cosa che ai titolari dei locali non piace tanto. Diciamo che il regalo della prima collezione di IllustrAforismi al locale ha questi obiettivi, molto terra terra:

  • Creare un punto di riferimento per i miei clienti: i miei clienti torinesi sanno che presso questo locale potranno trovare i miei prodotti, comprese anche le magliette e il merchandising brandizzato col logo del locale degli illustrAforismi.
  • Non so quante Tavole farò In ogni caso quale che siano il numero delle tavole il fatto che gliele regalo creerà quella reciprocità che mi porterà a poter parlare successivamente degli eventi…

Capita l’antifona?

Va da se che quindi ottengo una pubblicità che spero possa avere, una volta ingranato per bene, un buon ritorno. E sono certa che sarà così quindi ora il mio focus è proprio quello di ingranare bene.

Stay Tuned…


  1. Il libro de La storia infinita di Michael Ende è la narrazione di un viaggio nel proprio se alla ricerca di ciò che siamo realmente. Ogni personaggio e situazione, tipo le paludi della tristezza, sono metafore di noi e dei ruoli che assumiamo nelle differenti situazioni della vita.
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