Scrivo questo post perché mi sento angosciata da alcune considerazioni che mi capita di fare spesso, ultimamente, con diverse persone e quindi adesso ne scrivo anche qui perché credo che riguardino anche gran parte di voi lettori del mio blog.

Si sono angosciata perché penso che sebbene siano reputate cose banali dai più, non lo siano invece affatto, credo inoltre che la nostra vita sarebbe ampiamente migliorata se prima di tutto noi stessi ci rendessimo conto che certi comportamenti provengono da convenzioni e un’inconscio collettivo derivante da retaggi culturali obsoleti che purtroppo sono ormai superati e che vanno (e questo il peggio) innanzi tutto a nostro ESCLUSIVO SVANTAGGIO.

In alcuni casi poi (e scusatemi se posso apparire un po’ “gomblottista”), cosa che trovo ancora più inconcepibile, alcune di queste regole non scritte – ma percepite dai più come dogmi –  sono state calato dall’alto per interessi altrui: non fanno parte della nostra cultura (e non ne hanno mai fatto parte) e sono totalmente in contrasto con la specifica “macro-personalità” dell’Italia. Parlo dell’Italia perché sono italiana e ho cognizione di causa di ciò che dico perché ci sbatto il muso praticamente ogni giorno, vivendoci, confrontandomi con gli altri e le istituzioni.

E ogni volta che accade mi si stringe il cuore: perché amo disperatamente questo paese e ad esso voglio dare il meglio di me e contribuire al suo benessere. Esattamente come si stringe il cuore a chiunque ami una persona che però non si ama e si butta via… e si distrugge con le sue stesse mani. 😦

Espresso questo doveroso preambolo, arriviamo alla prima considerazione:

In che modo viene attribuito valore al lavoro creativo e artistico in Italia.

L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro.
Art.1 Costituzione Italiana

E ci sta ed è giusto, dirò di più: l’umanità necessariamente deve fare la sua parte per sostentarsi ed evolversi tanto quanto le altre specie viventi del pianeta.

Ciò che io contesto però è che purtroppo da molte persone in buona fede e altre in cattiva fede e che hanno tutto l’interesse a mantenere questo status quo, pur essendo più che lapalissiano il contrario, vedono il lavoro unicamente come una FATICA. Tanto che in alcune regioni d’Italia FATICA è sinonimo di lavoro.

E si lavorare stanca, è faticoso. Ma lo è anche per chi il proprio lavoro lo ama e in virtù di questo dà sempre il massimo e lo svolge con passione e dedizione evolvendosi e crescendo anche umanamente attraverso di esso. Anzi chi ama il proprio lavoro lavora molto di più di chi non ama il proprio lavoro, che invece fa per forza per arrivare a fine mese.

Quel che è peggio però è che spesso FATICA/LAVORO  sono associati ad emozioni e vissuti estremamente negativi: disagio, tristezza, sofferenza, noia, ripetitività e alienazione. Il valore del lavoro è da queste persone misurato in base alla sofferenza e il tedio che prova la persona che lo svolge. Più la persona ha in odio il lavoro che fa più si alza l’asticella del suo valore.

Va da se che quindi, per loro, chi invece prova amore per il proprio lavoro, chi non vede l’ora di nuovo domani per alzarsi e lavorare e svolge il suo lavoro con passione e, ussignùr che bestemmia: divertendosi; NON STA LAVORANDO.

Queste persone sono quelle che quando si rivolgono a te per un lavoro, qualsiasi lavoro tu faccia e specialmente se è creativo (ma su questo ci torniamo su poi nella seconda considerazioni), pensano che il tuoi prezzi siano sempre alti… Secondo me nella loro mente si chiedono: “Questo si diverte e vuole anche essere pagato? ma per chi mi ha preso, un ciùla?

Tuttavia queste stesse persone quando si trovano a cospetto di lavoratori e professionisti che odiano quello che fanno si lamentano del servizio reso perché di fatto assaggiano sulla loro pelle la conseguenza della loro minestra avvelenata.

Per fortuna la tendenza si sta invertendo ma…ragiona così ancora troppa gente, e passino coloro che, come ad esempio mia madre, non sono stati fortunati col lavoro… o sono stati a loro volta educati da genitori con questa concezione manicheista del lavoro e la considerano un dogma perché evidentemente loro per primi odiano lavorare o non hanno potuto esaudire i propri sogni per vari motivi.

Dall’altra però ci sono persone che ipocritamente sostengono questa idea del lavoro/fatica e sofferenza per poter sfruttare i lavoratori e sono in posizioni di potere tali da poter condizionare questo status quo, guarda a caso però il loro lavoro, LORO, non lo odiano di certo visti anche gli altissimi emolumenti che ricevono…

 

Il valore del lavoro in base alla sua utilità

Impara l’arte e mettila da parte
-Proverbio italiano*

Ho sentito spesso molte persone coetanee dei miei genitori e forse di più (compresi loro stessi) parlare dei loro sogni di gioventù e dire questo proverbio, sospirando, con aria afflitta pensando ai loro rimpianti sogni di gioventù….

Mio padre voleva fare il pianista ,per esempio, ma dovette rinunciarci perché i genitori lo obbligarono a fare una facoltà seria per avere un giorno una posizione professionale di pregio. Del resto la sua famiglia aveva una certa reputazione e fare il pianista non era per loro una professione accettabile per il loro discendente.

Molti anni fa quando frequentavo architettura a Milano (poi abbandonata perché ho capito che non faceva per me) conobbi un ragazzo che disegnava a mano libera benissimo ma che era stato costretto dai suoi a fare architettura perché l’accademia non dava nessun futuro lavorativo.

Sebbene per fortuna anche in questo caso molte cose stanno cambiando: questo concetto spesso permane nell’inconscio collettivo italiano e si svela in moltissime situazioni e in moltissime occasioni in cui si ritrovano i professionisti che svolgono un lavoro artistico e creativo.

Ora, ci vuole anche un po’ di sano pragmatismo quando scegli il tuo percorso professionale ma cribbio se la sua base è quella che l’arte (o qualsiasi professione creativa) non paga, e se questa base l’avessero usata i genitori o gli artisti stessi che da oltre 2000 anni abbiamo avuto, ora non avremmo, solo sul nostro territorio nazionale il 60% del patrimonio artistico mondiale…una ricchezza inestimabile, per noi e per il mondo e che rende l’italia meta ambita dal punto di vista turistico, artistico e culturale di tutto il resto del pianeta.

E’ anche vero che all’epoca in cui vissero gran parte di questi artisti, soprattutto prima e fino alla rivoluzione industriale, la professione di artista (in qualsiasi campo) era considerata una cosa serissima. Così seria che le stesse persone che pensano che l’arte non paghi quando gli fai notare la bellezza della cappella sistina ti dice: “Eh ma guarda che la loro non è stata mica una vita facile…”

Ellosò, ma nemmeno adesso, per chi decide di imparare e poi svolgere una professione artistica, è facile. Qualsiasi creativo ti dirà la stessa cosa: anni di studio, nottate e giornate ad esercitarsi, impegno, sacrificio e poi quando finito di studiare ti fai la tua gavetta e anche qui sono ore e ore di lavoro…e quando ti puoi definire un professionista a tutti gli effetti cmq devi continuare a studiare, sperimentare, per stare al passo dei tempi ed evolverti in base al mercato, oltre a questo devi confrontarti con interlocutori spesso ostici come i clienti che pensano che siccome ami il tuo lavoro e quindi ti diverti non sono tenuti a pagarti molto…e quegli altri che vogliono le cose per ieri ma ti pagheranno quando vorranno loro. Infine c’è il fisco, le tasse da pagare, la ricerca di nuove committenze, le nottate su per rispettare una scadenza…e si ci sono tante soddisfazioni ma:

Che tu faccia il muratore o il fotografo,
il cuoco piuttosto che il grafico pubblicitario
e , soprattutto che ti piaccia o meno quello che fai…

LA VITA NON È FACILE PER NESSUNO.

L’unica spiegazione che riesco a darmi è che il lavoro di un’artista e un creativo, qualsiasi sia il suo campo di azione, è percepito in maniera utilitaristica…

Si pagano senza discutere le parcelle “astronomiche” del medico** che ci salva la vita, dell’idraulico che evita che ci si allaghi la casa, dell’avvocato** che ci difende evitandoci la galera o facendo andare in galera chi ci ha procurato dei danni e perfino quella dello psicologo/psichiatra** che ci aiuta a superare i momenti difficili.

Chi invece ci offre l’emozione di una bella musica, il piacere di leggere un bel libro o realizza il ritratto di chi amiamo, chi progetta per noi una bella casa, chi ci fa passare ore liete con un bello spettacolo teatrale…Chi ci offre una prospettiva differente, chi ci stimola a riflettere e vedere la vita con nuovi occhi attraverso la creatività e l’arte…

…ma anche…

Chi studia l’immagine coordinata e la promozione di un’azienda per aumentare i suoi profitti…e chi illustra i libri illustrati dei nostri figli… chi realizza le fotografie dei nostri prodotti per il nostro catalogo, chi scrive e si inventa il claim della vostra azienda perché rimanga impresso nella mente dei potenziali clienti.

Da loro…ci si aspetta che lo facciano gratis…o quasi. Perché è evidente che disegnare, recitare, scrivere, fotografare, dipingere siano attività ludiche e che quindi non vanno pagate.

Io credo che se vogliamo uscire dalla crisi in cui siamo, in Italia, dovremmo smetterla di pensare che solo chi ci salva da situazioni brutte e allevia il nostro dolore e il nostro disagio…merita di essere pagato. Chi ci offre e ci circonda di bellezza evocando in noi emozioni positive e chi lavora per aumentare i nostri profitti, per aiutarci a realizzare i nostri sogni non è altrettanto importante?

Dovrebbero essere rispettati tanto quanto rispettiamo e non discutiamo le competenze e le scelte (e i prezzi) di chi ci toglie dai guai! Mi piacerebbe insomma che un creativo e un’artista non sia considerato uno sfaccendato che si diletta in attività ludiche, un bambinone cresciuto che si ostina a rimanere nel suo mondo infantile mentre il resto delle persone FATICA!!!!

Mi piacerebbe che chi ci offre gioia e belle esperienze sia rispettato tanto quanto chi ci salva dalla rovina e chi risolve i nostri problemi. Perché anche la gioia e la bellezza hanno un notevole influsso positivo soprattutto quando ci imbattiamo in momenti difficili e/o dobbiamo risolvere grossi problemi che incorrono nella vita di tutti.

Basta con questa austerità, che non ci sta salvando ma al contrario ci sta avvelenando…soprattutto come Italiani, figli di un paese dove la creatività, l’arte è da sempre il nostro principale marchio distintivo riconosciuto ovunque….è ora che CI RIPRENDIAMO IL NOSTRO RUOLO!

Chi sente il sacro e divino fuoco artistico e creativo dentro di se deve essere agevolato in ogni modo perché possa istruirsi e possa coltivarlo senza ostacoli di sorta provenienti dalla società e dalle istituzioni. Il suo ruolo attivo e positivo deve essere rispettato e pagato ragionevolmente perché possa proseguire questo percorso concentrato sulla propria arte, la sua professione deve anch’essa essere regolata da norme fiscali e legali proprio in virtù del loro ruolo primario, sia in Italia che nel mondo.


*se esiste anche in altri paesi fatemi sapere, son curiosa!
** la rispettabilità di queste professioni è data dal fatto che gli studi sono lunghi e difficili quindi disagianti, e si torna al punto primo!!!

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